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Achtung StopSpesso si utilizza il motto ‘conoscere per sconfiggere’; qui si vuol proporre una riformulazione, ‘conoscere per gestire’, alla luce della quale approcciarsi all’argomento che segue.

La rete. Nessun nemico da sconfiggere. Uno strumento 2.0 da saper gestire.

Riluttanti agli inglesismi nonché alla rete ed ai fenomeni giovanili che in essa si diffondono, gli adulti di riferimento risultano spesso essere impreparati a gestirne le conseguenze.

Circa sei mesi fa si è iniziato a parlare di un fenomeno giovanile nato in Australia e rapidamente diffusosi in Europa e non solo, chiamato ‘Neknomination’ (nek+nomination), che potremmo definire come una catena di Sant’Antonio virtuale ed alcolica. Il significato del termine viene ricondotto alla parola inglese ‘neck’ (qui nek), ovvero collo (stante forse ad indicare il ‘collo della bottiglia’) o più probabilmente al verbo colloquiale inglese ‘to neck’, che significa bere o mangiare ingurgitando, ingozzandosi. Un ‘Binge drinking’, ovvero ‘un’abbuffata alcolica’ trasferita, testimoniata, urlata in rete.

La Neknomination consiste infatti nella sfida a chi beve di più in un minor tempo possibile, davanti ad una telecamera, in quanto il video viene successivamente postato sui Social Network insieme alla nomina, da qui nomination, di altri amici ‘invitati’ a fare la stessa cosa entro le 24 ore successive, per non dover pagare pegno, ovvero offrire da bere a chi li ha nominati.

Le ipotesi formulate sulle ‘cause’ sono molte. Noia? Esibizionismo? Un modo per farsi conoscere? Per dire ci sono anch’io e so fare questo. Sfida?

Quando si è iniziato a parlare di Neknomination? Nel momento in cui la cronaca ha riportato notizie di adolescenti ricoverati in coma etilico o nella peggiore delle ipotesi, periti come estrema conseguenza del gesto compiuto. Già, perché l’attenzione è sulle conseguenze. Con questo non si vuol svalutare quanto di grave, talvolta irreparabile, possa accadere ma si vuol esortare a conoscere, descrivere, com-prendere e gestire i fenomeni piuttosto che ostinarsi costantemente a trovarvi una spiegazione, ammesso che ciò sia possibile.

Come si è interrotta la Neknomination? Attraverso la proposta di un’alternativa, perché saper creare delle alternative tra le quali poter scegliere è spesso una strategia che funziona. Così si sono diffuse la Booknomination, la Songnomination e altre, proponendo la medesima dinamica ma sostituendovi il contenuto: dal bicchiere di aranciata bevuto di un fiato da Carlo Alberto Spilotri, studente torinese di giurisprudenza, alla sfida a postare la canzone o lo stralcio del libro che più piace o più ci rappresenta.

In questi giorni, ancora una volta in seguito all’ennesimo caso di cronaca, i media ci restituiscono l’esistenza di un nuovo fenomeno giovanile, già virale in internet: il ‘Punch 4 Punch’; Tommy Mail, ventitreenne inglese padre di una bambina di quattro anni, è il nome della prima vittima.

I protagonisti del video, ancora una volta da postare sui Social Network, si colpiscono vicendevolmente a suon di pugni, fino a quando uno dei due si dichiara Knock Out, sconfitto. Ed ancora, rimanendo in tema, ‘Knockout’, la moda targata USA di stendere con un pungo un passante, scelto casualmente, lasciandolo a terra. Il tutto rigorosamente filmato, postato ed in attesa di ricevere il maggior numero di visualizzazioni possibili.

Il benessere si costruisce, così come le alternative si creano affinchè sia possibile poter scegliere. Impegnarsi con i ragazzi, investire per loro è un modo per scrivere insieme parti importanti della biografia di ognuno di noi.

Le accuse e le colpevolizzazioni, scevre di progettualità, non funzionano…nemmeno con i ragazzi.

Dott.ssa Simona Maurino

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